Non poteva che concludersi così. Lo sapeva anche Boris Johnson che alla fine ha dovuto ammettere la sconfitta e dopo due giorni di tentativi sempre più disperati di salvare la sua amministrazione di fronte alle dimissioni di massa e a una rivolta del governo, si è piegato alle pressioni e ha deciso di lasciare la carica di leader del Partito conservatore, ma non lo scranno di primo ministro fino a quando non verrà trovato un successore. Non perché lui abbia intenzioni di mettere il bastone fra le ruote ad alcuno. Ma solo per non lasciare vuoto un posto che non può restare vacante. Sempre secondo Johnson. In un impenitente discorso di dimissioni il premier ha parlato della decisione “eccentrica” dei suoi parlamentari di estrometterlo, dicendo che “l’istinto del gregge è potente” e “quando si muove si muove”. Entro settembre è atteso un nuovo leader, che diventerà anche primo ministro.
Rishi Sunak, l’ex cancelliere che ha accelerato la caduta di Johnson dimettendosi ed è uno dei primi favoriti. Jacob Rees-Mogg, nominato ministro di Stato per le opportunità Brexit e l’efficienza del governo nel gabinetto del primo ministro Boris Johnson nel 2022 e che in precedenza ha ricoperto la carica di leader della Camera dei Comuni e Lord Presidente del Consiglio il ministro per le opportunità Brexit alla destra del partito, ha dichiarato a Channel 4 News : “Rishi Sunak non è stato un cancelliere di successo. Era un cancelliere che ha alzato le tasse, ed era un cancelliere che non era attento al problema inflazionistico”.
Anche gli alleati dell’ex segretario alla salute Sajid Javid hanno criticato Sunak per aver aumentato le tasse e hanno affermato che non aveva un piano economico strutturato. Liz Truss, ministro degli Esteri è stata duramente criticata ed etichettata come inadatta a ricoprire la carica di primo ministro. Undici sono i candidati pronti a farsi avanti. Il 1922 Committee ora dovrebbe limitare il numero di candidati. Dopo le dimissioni di oltre 50 ministri e aiutanti del governo, inclusi quattro membri del gabinetto, la rabbia tra i critici non è scemata. Circa 20 dei più fedeli alleati del primo ministro erano a Downing Street per assistere alla sua dichiarazione di dimissioni. Fino all’ultimo fedeli al loro premier.
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